Eccoci qui
OverLeft nasce nel 2009 come weblog collettivo, per una critica del sentire comune. Sedici anni dopo, in una veste nuova, ci sembra il momento di raccontare da dove veniamo: i dibattiti che ci hanno tenuti insieme, i temi che non abbiamo mai smesso di frequentare, le ragioni per cui continuiamo a scrivere.
Cominciammo per una contrarietà. Non ci bastava il modo in cui i giornali, di destra come di sinistra, raccontavano il mondo: troppe cose date per ovvie, troppi confini accettati senza discuterli. Da qui il nome, e da qui la formula che ci accompagna fin dall’inizio, per una critica del sentire comune. Non una linea, ma un metodo: prendere ciò che sembra naturale e mostrarne la costruzione.
Lo strumento che abbiamo amato di più, e che ancora ci somiglia, è il dibattito redazionale. La rivista non ha mai avuto una voce sola. Quando nel dicembre del 2009 ci interrogammo se valesse la pena occuparsi delle vicende private del capo del governo, invece di decidere a porte chiuse rendemmo pubblico lo scambio di mail tra di noi: ne uscì Il personale e il politico, con le posizioni diverse di Franco, di Adriana, di Paolo messe una accanto all’altra. Era già tutto lì il nostro modo di fare: la firma collettiva, “La redazione”, non come anonimato ma come scelta, perché ci interessava il pensiero che nasce dal confronto, non quello che si chiude nell’autore singolo.
Da quel primo dibattito ne sono venuti altri, e seguendoli si legge in filigrana la storia di questi anni. Nel 2011, davanti alle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità e a una crisi politica che pareva non finire mai, ci chiedemmo se davvero esista un’anomalia italiana, risalendo a Gobetti e a Gramsci per capire il presente. Nel 2012, mentre la precarietà diventava la condizione di milioni di persone e cresceva la sfiducia verso ogni rappresentanza, discutemmo di nuovi soggetti politici, senza nasconderci che dal fondo di quella deriva tornavano a galla anche forze oscure.
Sotto i temi del giorno, però, sono sempre rimasti gli stessi nodi. La critica del patriarcato, prima di tutto: non come slogan, ma come chiave per leggere la politica, il lavoro, la lingua. La convinzione che la polarizzazione maschile/femminile sia la matrice di molte altre polarizzazioni, e che l’attenzione alle parole non sia mai un rilievo formale ma la spia del pensiero che vi sta sotto. E poi la guerra, guardata spesso da una prospettiva di donne che l’hanno subita o combattuta, da Christa Wolf a Svetlana Aleksievich; il capitalismo e le sue trasformazioni; il rapporto tra il personale e il politico, che resta il filo conduttore di quasi tutto ciò che pubblichiamo.
Negli ultimi tempi il nostro sguardo si è spostato spesso fuori dai confini. Abbiamo seguito ciò che sta accadendo in Italia attorno a Gaza, una mobilitazione popolare senza precedenti nella storia della solidarietà del Paese; e abbiamo guardato a Torino, dove una manifestazione e una stagione di conflitti dicono qualcosa sull’Italia industriale che se ne va. Con la rubrica Lucina abbiamo provato a fare una cosa più semplice e più ostinata: accendere piccole luci, segnalare letture e pensieri che funzionino come indicazioni nel cammino verso un’opposizione alla barbarie culturale e politica.
Questo sito è la stessa rivista in una casa nuova. Abbiamo portato qui tutto l’archivio, gli articoli e i dibattiti di questi anni, perché ci sembra che parlino ancora. Cambia il modo di leggerci, non il motivo per cui scriviamo.
Eccoci qui, dunque. Buona lettura.